Cupe leggerezze (Poesie agosto 2016)

Stupori!

Che spasso, mi godo lo scasso!

… Se resto seduto sul niente

non è un incidente!

 

Sul punto di piangermi addosso

mi trovo a ridosso

di una indiscussa mancanza.

Con quale pressanza

si nega a se stessa

perfino la cauta speranza!

 

Occorre saldezza

se annaspi, se affondi?

IL dolce sopore.

la sospirosa incertezza!

*

La ragione!

Che la ragione sia

tutta un sistema

di frasi monche,

un offuscato diadema

 

lo sanno in tanti:

stropicciata bandiera

pende su un muro scrostato

da una ringhiera.

 

( L’orbe ruota nel vasto

spazio riscritto

da torme di sguardi spersi

nell’inquietante soffitto.)

 

Che attendere altro

travalicando i bastioni

delle galassie, contando

le corse ai protoni

 

se non la voce chiara

che ci raggiunga, ci additi

il passo certo,

i viadotti smarriti?.

*

                    Divagazioni sul niente

 Di tutti i libri letti

non ne ha letto nessuno,

forse bastava leggerne

uno, soltanto uno.

 

L’intendere a fondo

è solo un’intenzione,

un portello bloccato

dentro la dispersione.

 

Capita anche al sapiente

di sentirsi infognato

nel desiderio coatto,

nell’assillo insensato.

Capita anche allo sciocco

di sentirsi sapiente

quando si cerca nel poco

e si conosce nel niente.

 

Se niente è un fonema.

dunque l’eco di un vuoto,

pure resta il problema:

<Da che mi riscuoto?

 *     

                    Lettera di demerito

 Scrivo da un mondo stretto

dove, in grande dispetto,

l’esistenza s’avvolge nello strame

e l’imbroglio, le trame

fanno il pieno all’orrore.

Vuota parola il cuore

è l’organo che pulsa difettoso

e l’ansia mai a riposo

scuote piedi e cervelli.

Sotto enormi fastelli

corrono le giornate,

dietro porte inserrate

nel sonno il sogno include le paure.

Quali strade sicure

restano a chi si crede ancora degno

dell’onesto congegno

che accende il sole e colora i giardini?

Quali chiari destini

può promettersi ancòra

se rifugge ed ignora

la sua più che accentuata sudditanza

lui, l’architetto della devianza?

Certo è che alla denuncia

del totale pastrocchio la rinuncia

risulta una bugia:

vale dunque azzittirsi … e così sia

*

             Inferni appropriati

“non è senza stagione andare al cupo,”   Dante,    

                                                       Inferno, Canto VII

Caronti a frotte traghettano verso inferni

di vuote parole, di promesse bugiarde.

 

Hanno occhi obliqui, gonfi zainetti, giacchine

strette sui fianchi, passi lesti, puntute

le scarpe, gesti corti, accannati.

 

Li segue una folla stordita, immenso il rumore

che frange i muri, stipa le attese e le svuota.

 

Mai più il messaggero passa di stanza in stanza,

nessuna nuova da ricevere o dare,

solo una ressa di facce s’accorpa nel buio,

 

di tanto in tanto un grido, un riso convulso:

la pena è questa, questa la norma asservita.

 

Ci fu una stagione, nella memoria confusa,

in cui ciascuno si finse un giardino felice,

nemmeno resta il fiato di quel desiderio.

 

Così la fiumana avanza, intoppa l’abbrivo.

*  

                Palingenesi

 Non sa dove portare

il tempo e la voce,

l’uno incide le voglie,

l’altra azzarda silenzi.

 

Ci furono giorni

in cui tutto parve compreso

per una netta geometria

e il braccio s’ accordò con il ramo,

l’ora con la sua luce.

 

Ci sono giorni in cui tutto,

per un brevissimo istante,

si mostra fermo, compreso:

ed è solo un istante

ed è tutto.

 *

                   Sensazione

E’ tutto un raggiro

quel giro

di scontentezze rapprese,

fuori un paese

solo di nuvolaglie

 

Stretta dentro le maglie

di una storia sbagliata

la mente stralunata

vagola nella nebbia,

 

e vacilla, s’insabbia,

cerca un accordo,

raccoglie un grido sordo,

un’eco arrocata.

 

Poi si scioglie, si spacca,

si stempra, s’allappa,

torna alla sua vaghezza

-forse d’immisurabile

vuotezza.

*

                   Esclamazioni con tonfo

 

Quanto dei sentimenti

discorrono i sapienti!

 

Ahi, la psiche in lotta!

Oh, la feroce flotta

delle invidie e dei torti,

degli amori contorti,

delle false opinioni,

degli stolidi doni!

 

Dentro strette catene,

in putride cancrene,

si rivoltola il mondo.

E qui, nello sprofondo,

chi oserà più dire:

< Il Sole!…L’Avvenire!…>

 

 

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