17 gennaio 2017

17 gennaio 2017- Ancora a proposito dei giovani e della loro ansia di successo. Non avendo orecchi per chi, più esperto, li avvisa: si lasciano incantare dalle facili sirene. E, soprattutto in questa città “eterna”, le sirene si sono decuplicate e , se pure il loro canto è stonato, ancora seducono. La faccenda dolorosa è che la società  odierna, per sentirsi in qualche modo viva e attiva,  si dispone ai consumi facili : che incenerisce assai presto per passare ad altri arbusti e arbustelli . Il tutto è notevolmente peggiorato dal gruppuscolo dei mediocri e mediocrissimi che scelgono e chiamano senza discernimento, solo bisognosi di giustificare e promuovere la loro stessa presenza.

Nei decenni passati, quando la mediocrità dei promotori era meno prorompente, ho visto finire nel nulla  molti e moltissimi, fra cui  anche  persone di talento: in cerca  di immediati successi, disposti a tutti i richiami,  si sono spesi subito e interamente. Dei più  resta nella memoria qualche nome, di altri sono  tuttora evidenti la delusione e il rancore.  Ma, vale ricordarlo,  l’ambizione vera , quella che porta a esiti durevoli, è umile e ha passi lenti. Soprattutto ha consapevolezza dei propri strumenti e sa figurarsi gli strumenti che occorrono per ottenere  giuste attenzioni e  veri esiti.

 

 

14 gennaio 2017

14 gennaio 2017-  E’ doloroso ammetterlo, ma una parte considerevoli dei giovani che conosco vagolano nella presunzione,  dunque nell’arroganza. Per di più inconsapevolmente. Ma si può mai essere consapevoli della proprie mancanze senza far niente per uscirne? E’ che ignorano la misura di sé, delle proprie forze e dei propri limiti. E solo conoscendo una tale misura si può operare fruttuosamente.  Vissuti ed educati in un’epoca di falsa tolleranza, di accettazione inerte del tutto e del più,  hanno usufruito di ampi comodi e ignorano quanto ogni buon esito venga da  scelte chiare, anche sofferte, e da fatiche. E scelte e fatiche richiedono lunghi tempi e umiltà e costanza.  Ma questi attendono e pretendono molto , intanto che annaspano   in una ragguardevole ignoranza. “Tutto e subito” è scritto sulla loro bandiera! Se  gli si può addossare una sconfortante ingenuità, non basta a chi ne vuole una qualche crescita interiore, persistere nell’appoggio e nella protezione. Né assistere al teatrino di vanità che, elimando confronti e distanze,   nasconde male la loro ansia  di successo.

 

31 dicembre 2016

mi accade di tornare al diario, anche se di rado, e di scrivere qualche riga e subito di cancellare. In un periodo di tempo in cui ogni ora e ogni giorno si concludono in brutture, rovine. Lascia stupefatti la capacità che hanno  in tanti – da giornali e mezzi vari di comunicazione –  di spiegare, interpretare, giudicare. Mai stati così disinformati in tempi di tanta informazione. Mai tanti che discorrono di cielo e terra e con un accanimento pari soltanto al poco che  sanno e al pochissimo che intendono. E’ un punto d’arrivo molto ignorato il silenzio. Assistiamo quotidianamente a risse e a processi. E’ rimbombante il chiacchierio.   Ed è così generale e perpetrata l’aggressione che viene da pensare a quanto gli aggressori si portino dentro di proprie scontentezze. Perchè, solo assalendo l’altro e gli altri, ci si distrae  dagli assalti interiori.

Ci si trova, per fortuna molto sporadicamente, in adunanze nelle quali tutti si distribuiscono elogi, dei quali è pure facile sentire la stonatura: ognuno sa di star partecipando a un gioco di maschere, dal quale si uscirà anche più afflitti e manchevoli di quando vi si sia entrati.

In un gruppo di teatranti, alcuni  anche di valore,  durante una cena si parla di Pasolini. Presto andrà in scena  un dramma che ne tratta la sessualità e ovviamente l’orribile fine. Una giovane donna si chiede come mai, dopo le sue uscite notturne, tornasse a dormire nel suo lettuccio, nella stanza accanto alla stanza della madre.   A questo si riduce lo scandalo di una così ardita presenza? Per tornare a leggerlo bisognerà aver superato certi morbosi pregiudizi.

 

14 agosto 2016

-14 agosto 2016- E’ quasi una certezza, che l’eccesso di comunicazione renda tutti più che informati, storditi dal troppo. Un orrore cancella il precedente, una notizia ottunde l’altra. Ne fa fede la stupefacente ignoranza dei più giovani e dei tantissimi adulti e anziani che, piegati sui telefonini, alle prese con  un’enciclopedia sterminata di dati, si mostrano ciechi e sordi al mondo che li circonda e alla storia che li comprende. Dunque, almeno al momento, questi nuovi mezzi costituiscono più una fuga verso un facile gioco, che una crescita di conoscenza. Forse bisognerà aspettare. Intanto non solo le rovine si moltiplicano, ma avanza una sorta di stupidità causata piuttosto dallo smarrimento e dal timore di poter niente in un’era che promette tutto.

5 agosto 2016

5 agosto 2016- E’ Ungaretti, negli anni della prima guerra mondiale, a nominare il pudore che gli tocca vincere per poter scrivere i suoi versi sillabati dal fronte. Quel che gli accade intorno è l’orrore della guerra; come poterlo esprimere con le parole della Poesia? come riuscire, in quella vita che si nega, riaffermare la vita? Perchè la poesia, anche quando si spinge nella disperazione, trova parole che si oppongono alla negazione e alla morte. Ungaretti riesce a comporre il suo libro e, nell’economia di quella prima scrittura, non fa a meno di fregi letterari. Penso a quel pudore per darmi una ragione di questo mio lungo silenzio. Mesi e mesi in cui non sono più tornato a questo diario. Ma com’è possibile, anche solo soffermarsi sul troppo che ci opprime, impaurisce, distrugge ogni speranza, annienta ogni giudizio? Sono terribili gli eventi di cui veniamo informati di momento in momento. Nefandezza e crudeltà, al di là di ogni immaginazione, imperversano: e per esse si fanno largo e s’aggravano l’insicurezza e la paura.  Bisognerebbe registrare le proprie percezioni ed emozioni in ogni istante di queste giornate. Ma bisognerebbe anche  credere che le parole, cercate nell’illusione di una loro durata,  servissero non a confortare ma a intravedere un qualche chiarore .