12 novembre 2015

12 novembre 2015- Guardo a questo “quasi diario” come a un gioco con me stesso, dunque nessuna regolarità e nessun lettore ( non ne ho traccia!). Questo me lo rende a suo modo  luogo e spazio di ritrovamento, e vale solo quando me ne do l’abbrivo. A star dietro ai miei umori e  pensieri, anche farneticazioni, dovrei di continuo, di ora in ora, diareggiare. Invece rinvio, prendo tempo, evado da emozioni ed impressioni, o almeno le rinvio a me stesso, a un silenzio serrato  di parole  volatili.  Nei giorni scorsi molte volte avrei voluto qui  denunciare  tutto l’abuso compiuto nei confronti di Pasolini. Un amico occhiuto e nostalgico m’ha ricordato che un mio articolo, scritto qualche decina di anni fa riguardo a Pasolini, aveva un titolo ( non so se estratto dal redattore della pagina dal mio scritto) così recintante:< Onorare il morto per liberarsene.> Il peggio che possa riservarsi a un autore è quello di strobazzarne la persona e l’opera lungo intere giornate e per tutte le possibili comunicazioni,  così assolvendone nel rumore la presenza e l’essenza.  Uno spettacolo indigesto e rivoltante.    Resisterà Pasolini a questa alluvione di chiacchiere, di sentenze, dei troppi  letterati accorsi a evidenziare la propria “competenza”. Promosso  a prodotto, “culturale”, da svendere nel giro di qualche giorno, in occasione di un anniversario terribile, in quale misura Pasolini viene restituito ai suoi lettori, in quanti faranno proprie   le sue difficili verità?

11 luglio 2015

-11 luglio 2015.  Leggo  di Amelia Rosselli, in un saggio affilatissimo di Laura Barile. E torno  all’amica di tanti anni, all’ autrice di libri aspri, difficili, al suo “parlare sghembo”. Ho voluto altro io, ho cercato parole che mi spiegassero quel che affaticava le giornate e accerchiava le paure. Parole che aprissero porte, indicassero strade. Un limite il mio contro l’oscurità, il suo contro la chiarezza.  Entrambi in prigionia.  Lei apprezzava le mie prose, diffidava dei miei versi cantabili, mi apparentava a Saba. Si fidava di me, chiedeva la mia compagnia. Non difettava di contraddizioni. C’era tenerezza nel suo rigore, pazienza nella sua tensione.  Immersa nelle rivoluzioni musicali del primo Novecento, amava Penna e tendeva anche lei alla sintesi e alla nudità.  Non so che mi resta dei suoi libri se non inquietudini cupe alternate a inattese aperture. E la marea di una lingua che non si contenta.  Porto nell’orecchio, e nel cuore,  la sua voce d’organo, che dice la sua poesia come traendola dal fondo di una pozza scura e limosa (  forse è là che è voluta tornare quell’11 febbraio, lanciandosi dalla finestra di via del Corallo).

 

28 dicembre 2014

28 dicembre 2014- Riportarli sulla terra gli dèi, ma nella misura dell’uomo e della donna quando si riconoscono nella loro difficile verità, o in quella per cui si adoperano di capire e procedere. Lo dice, a suo modo, la psicoanalisi, lo ha ripetuto anche con brillantezza Hilmann. Non vale con il Gesù di Nazareth che va per le strade e vive il dolore e l’attesa, e cancella la disuguaglianza? Si può credere in lui tanto da  ascoltarlo e da seguirlo, non fino ai trionfi celesti però, non ai premi eterni, piuttosto alla condivisione e alla carità, proprio quelle che già Seneca indicava nelle “Lettere a Lucilio”. S’appressa alla divinità chi travalica i rancori, le rabbie, i possessi e vive le sue giornate dando e ricevendo nella stessa misura. E’ possibile? Accadrà mai?

19 gennaio 2013

19 gennaio 2013- Il fatto stesso che questo diario, o quasi, proceda a passi lenti, addirittura sporadici, prova quanto io poco gli affidi del troppo e inutile delle mie giornate. Che io torni a questo spazio richiede una spinta ulteriore, dopo quelle che di continuo mi dò per proseguire. Pure so che mi tocca proseguire, occupandomi di quel che ho intorno e che mi riesce di compiere e che mi invade la mente e a momenti arriva ad ammalarmi di sfiducia e di annegamento, ma subito mi apre all’urgenza dello stare e del rimanere, Troppo facile lasciarsi stremare dallo sconforto, dalla sfiducia. Di sicuro l’eccesso d’informazione mi porta davanti un mondo da ogni parte disastrato: dalla stupidità, dall’insensatezza, da un egoismo cieco e suicida. Anche questo rientra in un processo naturale che mentre  afferma  nega e viceversa. Se mi perdo in quel che mi dispiace, mi addolora, e mi tocca e stravolge, subito ( annaspare in cerca di un sostegno?) mi si torna a rivelare ( ogni volta una rivelazione?) quel che va sottratto al dispiacere e al dolore e addirittura dà allegria, anche istanti di gioia, e l’attesa e la pretesa di quella felicità che so impossibile, negata nel desiderio del durare. Vale per il mio stesso corpo, con cui debbo di continuo pacificarmi, ora curandolo, ora dimenticandolo. E’ un mattino di sole, fra poco uscirò di casa, vedrò altri, sarà un’altra giornata da traversare per andare incontro a domani. Ho sul tavolo lavori da concludere,  da affrontare. Seguitiamo.

 

14 novembre 2013

14 novembre 2013-  Mi pare che tutto quello di cui potrei scrivere qui dentro  non ha fondali  e, dunque, non vale accoglierlo nella scrittura. Che ormai è di tanti e di tutti e anneghiamo nei libri e nelle chiacchiere. Chi ha tanto ardire da contentarsi del poco e in quel poco orientarsi? Che possono i pensieri più sottili e ben espressi contro quel che di istante in istante accade nel mondo  e  di continuo e instancabilmente si mostra nella stupidità e nelle  rovine?  E le nostre, le mie, di stupidità e  di rovine? Dovremmo esigere la chiarezza, l’onestà. Ci contentiamo della simulazione.