31 dicembre 2016

mi accade di tornare al diario, anche se di rado, e di scrivere qualche riga e subito di cancellare. In un periodo di tempo in cui ogni ora e ogni giorno si concludono in brutture, rovine. Lascia stupefatti la capacità che hanno  in tanti – da giornali e mezzi vari di comunicazione –  di spiegare, interpretare, giudicare. Mai stati così disinformati in tempi di tanta informazione. Mai tanti che discorrono di cielo e terra e con un accanimento pari soltanto al poco che  sanno e al pochissimo che intendono. E’ un punto d’arrivo molto ignorato il silenzio. Assistiamo quotidianamente a risse e a processi. E’ rimbombante il chiacchierio.   Ed è così generale e perpetrata l’aggressione che viene da pensare a quanto gli aggressori si portino dentro di proprie scontentezze. Perchè, solo assalendo l’altro e gli altri, ci si distrae  dagli assalti interiori.

Ci si trova, per fortuna molto sporadicamente, in adunanze nelle quali tutti si distribuiscono elogi, dei quali è pure facile sentire la stonatura: ognuno sa di star partecipando a un gioco di maschere, dal quale si uscirà anche più afflitti e manchevoli di quando vi si sia entrati.

In un gruppo di teatranti, alcuni  anche di valore,  durante una cena si parla di Pasolini. Presto andrà in scena  un dramma che ne tratta la sessualità e ovviamente l’orribile fine. Una giovane donna si chiede come mai, dopo le sue uscite notturne, tornasse a dormire nel suo lettuccio, nella stanza accanto alla stanza della madre.   A questo si riduce lo scandalo di una così ardita presenza? Per tornare a leggerlo bisognerà aver superato certi morbosi pregiudizi.