14 agosto 2016

-14 agosto 2016- E’ quasi una certezza, che l’eccesso di comunicazione renda tutti più che informati, storditi dal troppo. Un orrore cancella il precedente, una notizia ottunde l’altra. Ne fa fede la stupefacente ignoranza dei più giovani e dei tantissimi adulti e anziani che, piegati sui telefonini, alle prese con  un’enciclopedia sterminata di dati, si mostrano ciechi e sordi al mondo che li circonda e alla storia che li comprende. Dunque, almeno al momento, questi nuovi mezzi costituiscono più una fuga verso un facile gioco, che una crescita di conoscenza. Forse bisognerà aspettare. Intanto non solo le rovine si moltiplicano, ma avanza una sorta di stupidità causata piuttosto dallo smarrimento e dal timore di poter niente in un’era che promette tutto.

5 agosto 2016

5 agosto 2016- E’ Ungaretti, negli anni della prima guerra mondiale, a nominare il pudore che gli tocca vincere per poter scrivere i suoi versi sillabati dal fronte. Quel che gli accade intorno è l’orrore della guerra; come poterlo esprimere con le parole della Poesia? come riuscire, in quella vita che si nega, riaffermare la vita? Perchè la poesia, anche quando si spinge nella disperazione, trova parole che si oppongono alla negazione e alla morte. Ungaretti riesce a comporre il suo libro e, nell’economia di quella prima scrittura, non fa a meno di fregi letterari. Penso a quel pudore per darmi una ragione di questo mio lungo silenzio. Mesi e mesi in cui non sono più tornato a questo diario. Ma com’è possibile, anche solo soffermarsi sul troppo che ci opprime, impaurisce, distrugge ogni speranza, annienta ogni giudizio? Sono terribili gli eventi di cui veniamo informati di momento in momento. Nefandezza e crudeltà, al di là di ogni immaginazione, imperversano: e per esse si fanno largo e s’aggravano l’insicurezza e la paura.  Bisognerebbe registrare le proprie percezioni ed emozioni in ogni istante di queste giornate. Ma bisognerebbe anche  credere che le parole, cercate nell’illusione di una loro durata,  servissero non a confortare ma a intravedere un qualche chiarore .