2 dicembre 2015

  • 2 dicembre 2015-  IL meglio sarebbe ricompitare il tutto, proprio come affrontare un compito di scuola primaria e limitarsi a pochi pensieri, ma chiari, corretti, elementari. Nel frastuono e nella confusione dominanti arriverebbe a restituire un accento fresco, di senso comune ritrovato, quel senso che riguarda la giornata di tutti, la salute di tutti.  Invece stiamo qui nemmeno atterriti, nemmeno annientati. Ascoltiamo discorsi infiniti, interminabili dibattiti, proposte lasciate e prese instancabilmente, e dentro e dietro ognuna di esse interessi contrastanti di ognuno, menzogne truccate da verità improponibili, previsioni vaganti nel mare ondoso del probabile. Verso che stiamo andando? E sarebbe da rispondere:  da che veniamo? Perchè quel che ci travolge discende anche da come abbiamo agito e pensato e risposto. La vera tentazione sarebbe azzittirsi, insordirsi.  O affidarsi a un  libro  che trasporta altrove, in un universo di parole significanti e necessarie, e vivifica emozioni, rinnova sentimenti: nel chiuso di una storia,  nella grazia di un ritmo. Il sogno di una vita più vera della verità, perchè bastante a se stessa. Ma ci è dato riparare così lontano da quel che chiamiamo realtà  e pure è così vicino e possibile?