19 aprile 2015

19 aprile 2015- E’ troppo quel che accade e colpisce fino a stremare, e accerta l’impossibilità di opporsi, di rimediare, anche solo accennare. Ogni giorno, ogni ora, una sciagura, un’insensatezza. L’eccesso d’informazione da una parte rintontisce, confonde, dall’altra annienta. Alla fine viene da concludere che l’uomo non ha forza né intelligenza bastanti ad amministrare i suoi beni e se stesso. Egoismi accaniti, definitive incomprensioni. Di sicuro assistiamo a un regresso. Nelle grandi città è più manifesto il peggio. In molti ci difendiamo asserendo che resta a ciascuno di noi agire al meglio, nel proprio poco. Intanto sono rilevabili disparità crescenti, fughe verso la stupidità,  cecità della mente. Potrei raccontare faccende a cui di recente ho assistito, tutte assai più che penose, alle quali in molti partecipavano convinti, peraltro pronti ad azzannare chi li invitava a riflettere. Varrebbe la pena soffermarsi sui fatti, ma al momento sono ancora incupito  tanto che sarei inesatto, in difetto della necessaria misura. La maggiore fatica, mi vado ripetendo, è l’essere pazienti con se stessi. Negli ultimi giorni, in tutte le mie uscite pubbliche, a tutti i miei interlocutori sono andato ripetendo un frammento di Empedocle, il 105: < Il sangue che corre attorno al cuore è il pensiero degli uomini. > Si può dire meglio? A quanti è dato cogliere quel pulsare?