27 febbraio 2015

-27 febbraio 2015- Tenere un diario, un giorno dietro l’altro- comporta un’ interiore quiete, o almeno una confidenza assai meno disturbata. Troppo di quel che preme di fuori distrae, sbanda, travolge. E troppo poco o nulla di quel che è vicino e intorno pare così  pressante da fermarlo. Ogni giorno  orrori, smentite alla speranza, sfiducia vincente. Pure tocca restare,  seguitando ad attendere e a pretendere. Come posso anche solo accennare alle mie giornate, quando ho appena visto – nello schermo televisivo- abbattere a picconate opere di millenni,  e uomini con le facce coperte trascinare per le strade, dietro macchine imbandierate, rinchiusi nelle gabbie, legati e atterriti, altri uomini e donne e bambini? Dolore e vergogna: quale società e famiglia hanno generato una così spaventosa umanità? Di dove viene una tale volontà di distruzione?  Anche nel poco delle nostre giornate la voglia distruttiva ha grande spazio. E non è nemmeno malvagità,  temo; forse solo viltà, riparo nell’inerzia,  nell’inedia, nella negazione. Il sentimento del nulla ha avuto ed ha molti adepti. Negare per incapacità di farsi vivi.