26 gennaio 2015

26 gennaio 2015-  Nel vagone-serpente della metro, i più ( maschi e femmine, ragazzi e adulti) reggono un telefonino su cui stanno curvi, portano auricolari, maneggiano musiche e minuscoli schermi. Che vedono, che ascoltano? Niente di quel che hanno davanti e intorno. Salvezza o stordimento? Troppe notizie, nessuna notizia. Tutto scivola via, anche l’orrore più grande. L’oggetto è diventato soggetto. La macchina  fa da padrona all’uomo e alla donna che non si conoscono né vogliono conoscersi. Quanto occorrerà perché se ne prenda coscienza? Pure, la scontentezza è manifesta. Distrutta l’autorità, cancellati i valori, si attende la riscoperta del bene perduto, ovviamente mondato di quanto lo appesantiva e falsava. La nudità e l’innocenza sono chimere .  Fu Malinowski a scrivere  che la complicazione è del primitivo? Al momento, nelle ore di sconforto, viene da pensare che siamo entrati da tempo in un’èra di barbarie: dove tutto è confuso,  dissennato, insensato. Ma, nelle età più cupe e in mutamento, non sussistevano colonie di resistenti, che del passato serbavano gli esiti migliori  sui quali tessere il “nuovo”? Ma quali gli esiti migliori?