31 dicembre 2013- Usciamo da un anno, o meglio da un numero che lo segna. In tutti, nei più, l’ansia di chiudere in festa,non cacciando ma accompagnando alla porta, anche  brindando,  quel che è stato . Propiziando il nuovo, come non portassimo dietro e dentro,  domani e dopo, quel che fino a stasera di noi stessi e di ognuno ci ha delusi, illusi, stremati. Dovunque sciagure, disastri, governi zoppi, inefficienze, bugie. Anche ore di allegrie, istanti pieni quando ci siamo lasciati prendere dall’istante. Siamo qui , il desiderio – che sappiamo fallace- resiste. Che ci porterà domani? Il pensiero di  entrare in un turbine, in una turbolenza, solo per distrarsi da una definitiva paura. Quale altro rimedio? Forse il silenzio , che tutto conclude fuori delle parole e dei gesti, fuori dell’umano e del terrestre.  Un silenzio vuoto, immisurabile.

13 dicembre 2013

13 dicembre 2013-  Ieri, nella sala centrale del palazzo comunale di Forlì con più di duecento ragazzini di diverse scuole medie. La mie parole, la loro attenzione e poi  le molte loro domande, nude e urgenti come solo i bambini e gli adolescenti possono. Sentirmi consegnare a tutti loro quanto vado  traendo dall’ officina mai ferma  che chiamo mente e ardisco  chiamare cuore, quel che sono andato accumulando a mio modo fra tante letture ed esperienze e correzioni e smentite.  Ore e momenti in cui   sento di darmi interamente, come spinto da un demone.  Sapere più tardi, anche dopo l’incontro serale in biblioteca con gli adulti, andando per la strada semibuia e  nebbiosa ,  che sento di essere pienamente vivo  solo nei momenti in cui dimentico o ignoro  la parte di me bisognosa di sonno e di cibo, preoccupata dai mali del corpo, impaurita  dal  disordine e dalla morte. Come se la sola vera vita consistesse in quel darsi fuori dell’io e  del sé, cercandosi e trovandosi in un altrove di tanti e di tutti.  Solo allora le porte della gabbia si spalancano e il respiro si fa ampio e sicuro.