Prove di traduzione e imitazioni

da Saffo:

Le stelle intorno alla bella luna/ nascondono l’immagine lucente/ quando piena risplende, alta / sopra la terra.

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da René Char

” Un uccello”.   Un uccello canta su un filo/ questa vita semplice, sul fiore della terra./ Il nostro inferno ne gioisce.// Poi si leva un vento aspro /anche le stelle ne soffrono.// /Follia di aggirarsi in tanta/ oscura fatalità. (in “Fureur et mystère”)

“Nello spazio”. Il sole planava in basso, basso come l’uccello. La notte li cancellò entrambi. Li amavo. ( in  “Paole en archipel”)

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da Anise Koltz ( in “L’altrove delle parole”)

– Ogni poesia / è una discesa all’inferno.// Una caduta / nell’inconoscibile.// L’angoscia / di non sapere / se sarà possibile tornare.

– Troppo stanco stasera / il sole non riesce più / a sovrastare le montagne.// S’addormenta / appoggiato / sulla mia spalla.

– Per comprendere la poesia / bisogna sette volte / ruminarla / prima che il giorno / faccia prorompere / il canto degli uccelli.

 

Cronache di lettura e citazioni

– 7 febbraio 2013 : Per anni, fin dalla prima giovinezza, ho trascritto frasi dai libri che andavo leggendo. Erano frasi che mi chiarivano interni garbugli, le sentivo come  illuminazioni. Continuo ad appuntarne, ad ogni libro che mi convince e trattiene. Ora, mi pare giusto che da quel cumulo di citazioni ne  scelga alcune,  di  quelle che ancora mi paiono tali da nutrire pensieri. ( Vale molto di più quel che possediamo o  tocchiamo se arriva agli altri e gli dà godimento. Malinowski, l’antropologo, raccontava  delle isole a est della Nuova Guinea i cui abitanti portano i doni che ricevono  agli abitanti delle isole prossime, in una circolazione che del dono fa insieme  una spogliazione e una crescita. In molti sappiamo che dà più gioia il dare che l’avere.)   La data di queste mie trascrizioni  ne certificherà la copiatura.

da Max Frisch, “Diario di antepace” : < Solo chi è capace di usare la bellezza sopporta anche la vista del brutto.>  < Mente soltanto chi è cosciente di mentire.> < Menzogna è la consapevole negazione di un’altra coscienza.> < Il nostro pensiero deve diventare concreto. Bisognerebbe vedere quello che si pensa e poi sopportarlo.>

J.P.Sartre, “Cos’è la letteratura”: < L’uomo è da inventare giorno per giorno.>

J.P.Sartre, “Baudelaire” : < L’eroe è colui che è immutabilmente concentrato.>  < L’uomo è veramente se stesso, nel bene come nel male, solo alla punta estrema della tensione.>

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– 19 gennaio 2013.  Dei dieci illustri autori presenti nel libro einaudiano “Ben tornata realtà” solo qualcuno ( Eco, Recalcati) ha pensato al lettore estraneo ai gerghi delle correnti filosofie. ( E pure lo stesso lettore legge innamorato  Platone e Nietzsche, finanche il citatissimo Wittgenstein.)  Il tema riguarda tutti, ma   dalle duecento e più pagine la mente  esce stanca e annuvolata.  Valga a conforto almeno  una frase che, nell’ultimo dei contributi, Michele Di Francesco riporta da Fodor:< Il mondo, sembra, corre in parallelo, a vari livelli di descrizione. Può darsi che ciò vi renda perplessi; certamente non c’è bisogno che vi renda felici. Ma io penso che faremmo meglio ad accettarlo.> Già  in anni lontani, molte e molte volte, m’è accaduto di ascoltare critici autorevoli e scrittori di nome: che annientavano  autori e opere  in quanto fuori  o lontani dalla  realtà. Ogni volta mi domandavo,  e  mi domando:<Quale realtà?> Contavo di trovare chiarimenti e abbrivi in questo libro composito.

– 12, gennaio, 2013.  Leggendo di Hans-Georg Gadamer “Che cos’è la verità ( i compiti di un’ermeneutica filosofica)”, edito da Rubbettino, 1912. Trascrivo brani illuminanti sulla conoscenza, sull'”equilibrio fra l’apertura mentale e lo star saldi in se stessi”, e a proposito del “buon uso del nostro sapere e potere”. Fra pag.154 e 156:  < La natura è una di quelle datità che non si possono tutelare solo con il misurare e calcolare, ma con la quale e nella quale si deve imparare a  vivere e respirare.  Allo stesso modo, come si può provare anche da sé, si tratta di assumere un comportamento più adeguato quando si osservano gli animali nelle loro forme di vita- e quando li si rispetta, così come si rispettano gli altri uomini, con le loro differenti forme di vita e concezioni… Ne va del riconoscimento di tutte le forme del vivere umano e dell’articolazione della loro rispettiva immagine del mondo. Ci troviamo allora nell’ambito del’ermeneutica; e così che io chiamo l’arte del comprendere. Ma che cos’è autenticamente il comprendere? In ogni caso, il comprendere non consiste nel fatto di essere d’accordo con ciò  che , oppure con colui che, si “comprende”…Comprendere significa poter soppesare e prendere attentamente in considerazione ciò che l’altro pensa!… Trovandoci di fronte a un altro essere umano ( in una situazione politica o nel caso di un testo), è solo quando arriviamo fino al punto di comprendere che, allora, diviene possibile, in generale, mettersi d’accordo l’uno con l’altro. Soltanto quando pondereremo attentamente l’intera ampiezza dei compiti che, al momento attuale, si pongono per il futuro dell’umanità – solamentre allora, a mio parere, giungeremo a vedere e  capire il significato cosmopolitico del comprendere.>

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– 19 dicembre 2012.  A proposito di un libro di George Steiner (” La poesia del pensiero”, ed.Garzanti, 2012). Ho molto amato i libri di Steiner. Dunque m’affretto a procurarmi quest’ultimo e a leggerlo, come uso per i libri di pensiero nelle ultime ore della sera, appressandomi al sonno. ( Quando ho detto questo in pubblico Giulio Ferroni  ha sorriso: a quel sorriso ho risposto che, la sera dopo, riprendo la mia lettura avendo esatta  in mente l’ultima frase letta la sera precedente.) Ma stiamo a Steiner. Scrive della poesia che nasce  in comunione con il pensiero. Precisa:< ..sia in filosofia sia in letteratura lo stile è sostanza.> Sono tanti gli autori e i filosofi su cui indugia proficuamente, da  Platone che fa – nonostante i divieti posti ai poeti –  alta poesia nei suoi dialoghi, a Lucrezio  ed Epicuro, e Dante e Milton, e i francesi  fino a  Valery, e un Marx gran prosatore che impingua con le sue visioni tanta poesia della modernità, e Beckett e  Pessoa, e Nietsche e  Husserl e tanti ancora.  Molte frasi di questo libro  sono da sottolineare e da citare. Ma una domanda mi assilla: <  Leopardi?>. Possibile che l’attentissimo e strumentatissimo Steiner ignori l’autore de “Le operette morali”, de “Lo Zibaldone”,   de “La ginestra” e del pastore errante? Di sicuro il mio sbalordimento, tinto di  sdegno, non è questione di italianità, ma di  irritazione e di pena  per una grave assenza. Lo Steiner che leggevo e ammiravo una tale mancanza non può consentirsela.( p.s. ho trovato il nome di Leopardi nella terzultima pagina del libro. Debbo concludere che il grande studioso ignora uno dei poeti più pensanti.)

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< La dialettica superiore-inferiore comporta svariate conseguenze. Il poeta scrive per un suo pari, si sdoppia – per così dire – in autore da una parte, e in lettore o ascoltatore dall’altra; e quest’ultimo è ideale, ossia deve sapere e capire quel che sa e capisce l’autore medesimo. Purtroppo sono pochi i lettori ideali di questo genere. La fruizione di un’opera si basa per lo più su una lettura sbagliata, e su letture sbagliate studiosi e critici costruiscono poi le loro teorie.

Si ingenerano pericolosi equivoci quando una mente superiore, in un impeto di umiltà, si abbassa a menti inferiori, rivolgendosi ad esse come a sue pari. Esiste un genere di semplificazioni, e per ciò stesso di contraffazioni, che attestano come sia accaduto esattamente questo.>

( Czeslaw Milosz, “Il cagnolino lungo la strada”, a cura di Andrea Ceccarelli, ed.Adelphi, p.109)

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<Fruire dell’arte…significa liberarsi del mondo per ritrovarlo più pienamente.>

(Vittorio Gallese in Maurizio Ferraris, “Arte”, Biblioteca La Repubblica, p.94)

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Vecchi appunti da Elemire Zolla:

– “il lutto”: viene dall’antica usanza di ingannare le ombre dei morti alterando il proprio aspetto.

– “maledire”: correndo in direzione opposta del sole intorno all’oggetto o alla persona odiata.

– i risorti dalla catalessi, in India, isolati nella colonia dei morti.

– Secondo la religione islamica quando il serpente ( nella cui bocca era entrato Iblis, l’angelo ribelle) convinse Adamo ed Eva a inghiottire il frutto dell’albero proibito, ai due cadde  la cornea scintillante che li ammantava. Restarono ai due solo le unghie alle dita dei piedi e delle mani, così poi guardandosi le unghie ricordarono il paradiso.

< In musica forse basta evocare l’orchestra sinfonica:con tutto lo svariare dei suoi timbri sta invitando a composizione di opposti.>

( “Discesa all’Ade e resurrezione”, ed.Adelphi )

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< I volti ghignanti degli imbecilli potrebbero veramente farci credere che essi non provano un vero dolore; e invece soffrono solo in un luogo diverso, rispetto agli intelligenti. Non hanno, per così dire, mal di “testa”, ma una pena altrettanto grande, come chiunque altro. Non ogni pena, infatti, deve produrre la stessa espressione del volto. Un uomo più nobile avrà nel suo dolore un aspetto diverso dal mio.>

(Ludwig Wittgenstein, “Pensieri diversi”, a cura di Michele Ranchetti, ed.Adelphi ,p.106)

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